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lunedì 30 aprile 2012

Il cuore di pietra di Orio


Fonte foto: venezia.myblogl.it
Poco dopo San Marco c’è un sottoportico molto basso conosciuto da tutti come il “Sotoportego della Bragora”.

Guardando in su, poco prima della trave di legno, potrete vedere una pietra rossa dalla forma strana…La forma di cuore.

Questa pietra serba in sé una storia d’amore.

La leggenda racconta che sopra il sotoportego della Bragora un tempo viveva un giovane veneziano chimato Orio.

Orio era un pescatore, come la maggior parte dei veneziani del tempo, e ogni notte si allontanava solo sulla laguna gettando le sue reti e sperando di pescare del buon pesce.

Una notte, come di consueto, prese il suo barchino e si inoltrò verso il mare. Una volta gettate le reti però sentì un lamento ed una voce di donna che gli diceva “Aiutami! Aiutami a liberarmi per favore!”. 
Orio all’inizio era assai spaventato, credeva che quella voce fosse di una strega malvagia, di una strega del mare “Chi sei donna? Non sarai mica una strega malvagia?” gli disse.

Ma la bellissima giovane donna con voce gentile le disse di chiamarsi Mesulina e di essere una sirena.

I due si misero a parlare tutta la notte e si innamorarono perdutamente l’uno dell’altra promettendosi, prima di lasciarsi all’alba, di rivedersi tutte le notti.
“Il sabato no, il sabato Orio, non venire, promettimelo!” chiese Mesulina, ed Orio acconsentì.

I due giovani iniziarono a vedersi tutte le notti. Un sabato notte però Orio non resistette e pur mancando alla promessa fatta a Mesulina si inoltrò nella laguna chiamandola per nome.

Dopo un po’ dall’acqua uscì una serpe nera che rivolgendosi ad Orio disse “Non spaventarti, amore, sono io, sono Mesulina. Per un maleficio tutte i sabato notte mi trasformo in serpe…ecco perché non volevo vederti…ma se mi sposerai io rimarrò sempre bella come mi hai conosciuto”.

Orio non era spaventato e non voleva perdere la sua amata e così la chiese in sposa.

Mesulina perse la coda di sirena e si trasformò in bellissima donna. I due si sposarono ed ebbero tre figli.

Un giorno però Mesulina si ammalò e di li a poco morì, prima di morire chiese di essere seppellita in mare da dove era venuta.

Orio era disperato.
Continuò il suo lavoro di notte.
La mattina quando rientrava vedeva la casa sempre in ordine e i figli accuditi e all’inizio pensò fosse la sua vicina presa da buon cuore.
Un sabato rientrò a casa prima del previsto ed aprendo l’uscio vide nel centro della stanza una grossa serpe nera. In un baleno le fu addosso e l’ammazzò.

Dal giorno successivo però si accorse che la casa non era più ordinata ed i figli trascurati. In quel momento si rese conto con disperazione che la serpe che aveva ucciso era la sua Mesulina che per opera di quella maledizione continuava sempre a recarsi da loro.

Preso da un immenso sconforto si dice allora che decise di scolpire il suo amore in una pietra e di incastonarlo nella casa dove un tempo viveva col suo amore, e quel cuore potete vederlo appunto nel Sotoportego della Bragora.

La leggenda dell’anello del barcaiolo


Consegna dell'anello al Doge - Paris Bordon

La leggenda dell’anello del Doge è probabilmente una delle leggende più belle di Venezia ed è legata al quadro La consegna dell’anello al Doge di Paris Bordon, 1533-1535, che si trova presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia.

Si racconta che una sera, dopo giorni che su Venezia scendeva una fitta e impetuosa pioggia, un barcaiolo ormeggiò la sua barchetta nei pressi di Palazzo Ducale e li un uomo lo fermò chiedendogli di andare presso l’Isola di San Giorgio.
Il barcaiolo non fu capace di respingere tale richiesta e a malincuore visto il tempo burrascoso si diresse con l’ospite verso la destinazione richiesta.

I due, arrivati all’Isola di San Giorgio, furono fermati da un secondo uomo che chiese al barcaiolo di dirigersi al Lido. 

Sempre preoccupato per il tempo il barcaiolo si rituffò nella Laguna verso il Lido con i due ospiti, accettando anche questa volta l’incarico.

Arrivato al Lido ecco un terzo uomo che, salito prontamente nel barchino, chiese di andare verso la bocca del porto di San Nicolò.

Il barcaiolo incapace di rifiutare anche questa terza richiesta riportò la barchetta in laguna e si diresse verso la destinazione indicata.

Si narra che durante il tragitto la barchetta con dentro i quattro uomini incrociò una Galea nera con a capo il Demonio e piena di spiriti malvagi:volevano conquistare Venezia allagandola e loro erano i responsabili del nubifragio che si stava abbattendo.

Si racconta allora che il barcaiolo vide i tre uomini alzarsi sulla barchetta e mentre questi fecero il segno della croce un gigantesco vortice d’acqua si aprì nella Laguna e la nave malvagia venne inghiottita.

Ecco che in quel momento il nubifragiò termino, e le nuvole scomparvero in cielo.

Il pescatore era incredulo davanti a ciò, guardò i tre uomini e si rese conto che altri non erano che San Marco, San Nicola e San Giorgio.

I tre Santi intimarono il pescatore di riportarli dove li aveva raccolti e prima di congedarsi San Marco rivolgendosi al barcaiolo disse “Vai dal Doge e fa sapere a tutti ciò che hai visto stanotte, che c’era San Marco protettore di Venezia, San Giorgio uccisore del drago e San Nicolò protettore dei marinai e che tutti e tre hanno salvato la laguna».

Il barcaiolo tentennando rispose che lo avrebbero preso per matto e fatto rinchiudere: chi mai avrebbe creduto ad un simile racconto?

Allora San Marco prima di svanire nella notte pose nelle mani del barcaiolo un anello e disse “mostralo al Doge e tutti ti crederanno”

Il vecchio seppur titubane, si recò alla basilica del Doge e raccontò la storia. 

Quando mostrò l’anello tutti gli credettero e venne ricompensato per il suo impegno.

Il momento della consegna dell’anello al Doge lo si può vedere raffigurato il quel quadro.

La leggenda dell’ingrediente segreto del Sior Biasio

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Di quanto stiamo per raccontarvi in realtà non vi è alcuna traccia storica, ed essendo il racconto assai macabro speriamo dunque che sia solo una leggenda senza fondamento.

Nel Sestiere di Santa Croce, proprio a pochi passa dalla Stazione dei treni di Santa Lucia, lungo il Canal Grande, potrete vedere Riva de Biasio. E’ la fermata successiva alla Stazione.

Ed è qui che è ambientata la nostra Leggenda.


Biagio era un macellaio, un salsicciaio di Venezia assai famoso e rinomato conosciuto col nome in dialetto veneziano di Sior Biasio Carnico. La sua fama e notorietà era legata al suo famoso e saporito “guazzetto” che vendeva nella sua “bottega” ovvero locanda o piccola cucina proprio su questa riva. Il “guazzetto” era uno spezzatino assai prelibato di cui tutti avrebbero voluto conoscere la ricetta sulla quale però Biasio manteneva il più severo segreto.

La sua bottega era sempre piena di avventori, nessuno riusciva a rinunciare a quella prelibatezza i cui ingredienti erano però custoditi gelosamente dal Biasio il “Carner”.

La leggenda narra che un giorno Antonio, un falegname del luogo, si fermò come di consueto alla bottega di Biasio e mentre si apprestava a mangiare il suo piatto di spezzatino preferito trovò nel piatto una piccola falange con tanto di unghia che era senza dubbio di un bambino. Non ci volle molto a capire e collegare Biasio alle sparizioni dei tanti bambini che da tempo avvenivano a Venezia e con orrore si capì quale era l’ingrediente segreto di Baisio.

Fonte foto virgiliovenezia.myblog.it
Biasio allora venne imprigionato, gli furono tagliate le mani e dopo essere stato torturato venne decapitato pubblicamente.

Prima di morire comunque confesso tutti gli omicidi dei bambini e nelle sue cantine vennero trovate le ossa.

Da quel momento quel luogo venne chiamato Riva di Biasio.